Sistema immunitario e memoria innata: il Prof. Mantovani racconta le ultime scoperte

Tratto dall’articolo del Prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University, su Il Sole 24 Ore. 

Il nostro sistema immunitario è un meccanismo di difesa naturale complesso e affascinante: una delle sue caratteristiche più peculiari è la memoria.
Fin dall’antichità sappiamo che la memoria immunitaria si attiva quando il nostro sistema difensivo deve fronteggiare gli stessi patogeni incontrati in passato. Questa capacità è tradizionalmente associata alle forme più evolute del sistema immunitario. Di recente sono però emerse importanti novità.

Come funziona la memoria immunitaria?

La memoria immunitaria si può definire adattiva perché funziona nel momento in cui il nostro sistema immunitario riconosce un determinato patogeno e reagisce contro di esso. Si tratta di un’immunità specifica, nel senso che, se ci vacciniamo per un tipo di virus, il nostro sistema immunitario è protetto per quel virus, ma non per altri. Il vaccino contro il meningococco di tipo C, per esempio, non ci protegge dal meningococco di tipo B.

L’immunità adattativa è un sistema molto sofisticato: l’80% delle forme di vita sul pianeta possiede solo la parte più primitiva dell’immunità, detta appunto innata, ma fondamentale perché capace da sola di risolvere il 90% dei problemi.   
Questa forma di immunità è basata su un particolare tipo di cellule dette fagociti perché capaci di mangiare, inglobandoli al proprio interno e dunque neutralizzandoli, molti agenti patogeni.
Fino a poco tempo queste cellule, la nostra prima linea di difesa, erano ritenute prive di memoria.

Le nuove scoperte: memoria dei fagociti e impatto dei vaccini

Analizzando i meccanismi di difesa della drosophila, il moscerino della frutta, Jules Hoffman, Premio Nobel per la Medicina e Visiting Professor presso Humanitas University, ha scoperto che i fagociti, in qualche modo, ricordano l’incontro con i microbi.
In parallelo, e in modo indipendente, alcune osservazioni cliniche hanno portato alla medesima conclusione.

Studiando i meccanismi di azione dei vaccini, si è scoperto che il sistema immunitario attivato contro determinati virus/batteri reagisce anche contro altri tipi di elementi patogeni.

Per esempio, il vaccino contro la tubercolosi (BCG) protegge anche contro altre malattie infettive, come le infezioni da pneumococco, che non hanno nessuna parentela con la tubercolosi.

La stessa osservazione è stata fatta per il vaccino contro il morbillo. I dati hanno dimostrato che la vaccinazione contro il morbillo protegge anche contro infezioni differenti, provocate per esempio da batteri che causano polmoniti. Leggi di più sul vaccino contro il morbillo.

Uno studio recentemente pubblicato su Lancet ha rilevato che in Nuova Zelanda una vaccinazione di massa effettuata contro il meningococco di tipo B proteggeva anche contro la gonorrea, una malattia infettiva sessualmente trasmessa che vede purtroppo una recrudescenza antibiotico-resistente.

Il nuovo paradigma dell’immunologia

Oggi sappiamo che anche il sistema immunitario più primitivo possiede una forma di memoria.
Possiamo chiamare questa memoria la componente adattativa dell’immunità innata o semplicemente memoria. Oppure possiamo adottare la definizione del collega olandese Mihai Netea: immunità innata allenata.

La base molecolare di questa memoria è formata da modificazioni epigenetiche.
Il paesaggio epigenetico muta e i geni che mediano la risposta dell’immunità innata imparano a rispondere meglio e più in fretta al pericolo.
A questa scoperta di fondamentale importanza si è giunti grazie al decisivo contributo di diversi ricercatori, fra cui l’italiano Gioacchino Natoli, oggi docente di biochimica presso Humanitas University.

Le implicazioni di questa scoperta coinvolgeranno anche il monitoraggio dell’impatto dei nuovi vaccini.

Tutto questo dovrebbe aiutare sempre più persone ad abbandonare i loro pregiudizi anti-scientifici e capire che vaccinarsi, e vaccinare i propri figli, costituisce la miglior forma di allenamento per l’intero sistema immunitario.

Leggi anche “Vaccini: un obbligo educativo“.

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