Lo sviluppo delle competenze emotive dell’infermiere attraverso il teatro

La cura, come il teatro, lavora su visioni, rappresentazioni, cambi di scena, nuovi ruoli. Richiede adattabilità, velocità di esecuzione, voglia di sperimentare, un certo margine di improvvisazione, capacità di riparare rapidamente gli errori, padronanza di sé, prontezza di risposta, attenzione costante, ascolto, fiducia negli altri e supporto reciproco.

Sono queste le competenze che la dottoressa Lorena Salvini, infermiera e docente di Humanitas, si propone di sviluppare attraverso il suo laboratorio di teatro rivolto agli studenti di Infermieristica.

Perché il teatro, in particolare, per gli infermieri?

Il teatro è stare sul palco e anche fare l’infermiere è un po’ questo: lo spettatore principale è il paziente, che ci guarda in qualsiasi momento; dobbiamo essere con lui in una posizione di ascolto assoluto esattamente come in teatro. Se non ci mettiamo in ascolto del malato sarà difficile arrivare alla comprensione del suo percorso di cura.

Il teatro permette di acquisire la capacità di ascolto, competenza principale, ancor più dell’interpretazione.

Come l’attore sul palco interagisce con altri attori e si mette a loro disposizione – pensiamo per esempio alle battute di un dialogo a due voci – così l’infermiere deve saper ascoltare il malato, interpretare ciò che gli viene detto ed elaborare le informazioni per convertirle in cura per il suo percorso di guarigione.

L’ascolto avviene a 360°: l’infermiere impara ad ascoltare, se stesso, l’altro e nell’altro intendiamo anche  il paziente e non solo per ciò che dice ma anche, e soprattutto, per ciò che il suo corpo esprime.

Il teatro è un’arte in cui si sviluppa una “specie” di vita, qualcosa che ha l’intensità della vita stessa; è un luogo, dove si crea, si costruisce, e ciò che si crea è sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che ha lo stesso colore forte della vita.

 

Come si svolgono le lezioni di teatro?

Il corso prevede 4 incontri di 3 ore e mezza ciascuno, per un totale di 14 ore.

La prima lezione si basa essenzialmente sull’ascolto e sulla percezione del sé. La seconda ha come obiettivo quello di ascoltare l’altro, quindi un rapporto a due, che però è orientato “sull’altro”. La terza lezione è “sul gruppo”, poiché gli infermieri (e il personale sanitario in generale) devono saper lavorare in équipe e hanno bisogno di sviluppare questo tipo di competenze di relazione di gruppo. La quarta e ultima lezione è sulla capacità comunicativa: a tale scopo gli studenti si sperimentano  in alcuni esercizi che li aiutino a comunicare e improvvisare.

All’inizio del corso non sono dichiarati gli obiettivi che si voglio raggiungere, non si parla di teoria, nessuna lezione frontale, nemmeno quali competenze si intenderanno far sviluppare, ma viene  fatto alla fine, rievocando alcuni momenti trascorsi insieme e commentando insieme a loro ciò che hanno fatto, canalizzando il loro vissuto all’interno degli obiettivi “nascosti”.

Gli esercizi possono essere singoli o di gruppo. La metodologia prevede che si parta dalla stimolazione del vissuto dello studente, dalla sua esperienza diretta, per arrivare alla comprensione dell’obiettivo e non viceversa. In un certo senso viene ribaltata la piramide classica dell’insegnamento, che parte dall’ascolto della lezione per arrivare al vissuto dello studente.

Le metodologie teatrali che vengono proposte sotto forma di laboratori esperienziali, hanno la caratteristica di essere coinvolgenti, interattive, favorendo la sperimentazione e creando nuove dinamiche e soluzioni in un clima piacevole e creativo che favorisce l’apprendimento attivo dei partecipanti.

Le tecniche formative ispirate al teatro usano il gioco, l’ironia e l’umorismo che, come modalità

espressive, permettono di riconoscere i propri e gli altrui atteggiamenti limitanti e orientano verso nuove e più efficaci risposte di fronte alle emozioni sollecitate dal contesto organizzativo.

Pur svolgendosi in una modalità ludica, hanno un grande impatto emotivo e sono una palestra

formidabile per allenare e sperimentare le proprie risorse. Nell’azione teatrale, nel gioco delle maschere, nel role playing, è possibile infatti evidenziare dinamiche e problematiche che difficilmente riusciamo a riconoscere nel nostro quotidiano.

La finzione può far emergere la realtà non conosciuta e la verità non detta.

L’ironia e l’umorismo possono essere delle modalità espressive utili a canalizzare ed elaborare

risposte comportamentali che indicano una buona padronanza delle emozioni nel lavoro quotidiano.

Il Laboratorio è la scena ideale in cui ciascuno ha la possibilità di intuire, sperimentare e sfruttare nuove modalità espressive e comunicative. Lo spazio in cui riappropriarsi dell’istinto di rappresentazione.

 

Ci può spiegare meglio che cosa intende per “ribaltamento” della piramide dell’insegnamento?

Tutto parte dalla Teoria di Edgar Dale, che già nel 1969 teorizzò “La piramide dell’apprendimento”, ipotizzando che dopo due settimane, se leggo qualcosa ricordo solo il 10% di quanto ho letto. Se invece faccio qualcosa con un impatto diretto su di me o simulo l’esperienza reale, ne conservo il 90%.

Per questo è importante abbandonare sempre di più le lezioni frontali e favorire un approccio diretto, attivo da parte dello studente.

Gli studenti di oggi sono iperstimolati e costringerli a stare seduti a una scrivania ad ascoltare una lezione non può che comportare una bassa probabilità di ascolto e memorizzazione da parte loro.

Se invece li si rende parte attiva del loro apprendimento, per esempio con il teatro, la probabilità che facciano propria questa esperienza e la portino con loro per un lungo periodo è molto più alta.

Il corso di teatro fa parte del piano di studi degli studenti di Infermieristica?

Al momento di tratta di un corso elettivo, ossia composto da poche lezioni e facoltativo, che dà alcuni crediti formativi universitari. 

È la prima volta che lo propongo in Humanitas, ma confido che possa entrare  presto a far parte dei corsi curriculari previsti per lo studente di Infermieristica. In passato ho tenuto un corso analogo, sempre per la facoltà di Infermieristica, per gli studenti dell’Università degli studi di Milano-Bicocca ma anche per gruppi di professionisti già formati.

 

Ha notato qualche differenza nell’apprendimento da parte degli studenti e dei professionisti?

La differenza che ho notato tra gli studenti e i professionisti è che, per questi ultimi, è più semplice comprendere la possibilità di trasferire le competenze acquisite sul paziente. Lo studente invece ha bisogno di essere più guidato, per lo meno all’inizio. 

 

Quali sono i motivi che hanno spinto gli studenti a partecipare al corso?

Il primo giorno di lezione ho fatto agli studenti proprio questa domanda, chiedendo loro di essere sinceri il più possibile e così è stato. Le risposte più frequenti sono state: “la possibilità di acquisire dei CFU” e “per caso”. Come mostrato nell’analisi qualitativa che ho effettuato sintetizzando il contributo degli studenti, Figura 1.

Figura 1: Perché avete scelto questo corso?

Lo scenario, però, è completamente cambiato quando gli studenti, il giorno dell’ultima lezione, hanno risposto alla domanda: “Che cosa portate a casa da questo corso?”.

Le risposte sono state “fiducia”, “sicurezza”, “squadra”, “comunicazione”, ma anche “divertimento”, “responsabilità”, consapevolezza”, “tranquillità”, Figura 2.

Figura 2: Che cosa portate a casa da questo corso?

 

Un ribaltamento di scena, dunque: un iniziale approccio quasi casuale si è trasformato nella consapevolezza di aver imparato ad ascoltare un po’ di più se stessi e gli altri, in un ambiente sereno e divertente.

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