Ulcera peptica: si cura anche con il sano stile di vita

Si stima che il 5-10% circa degli italiani soffra di ulcera peptica, una lesione della mucosa dello stomaco o del duodeno (la prima parte dell’intestino tenue); quest’ultima colpisce più frequentemente individui relativamente giovani, contrariamente all’ulcera gastrica che interessa maggiormente persone più avanti con l’età.

È quanto ha riferito il professor Silvio Danese, gastroenterologo, coordinatore di Humanitas Immuno Center, Responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas e docente di Humanitas University, in un’intervista al Corriere della Sera, durante la quale l’esperto ha chiarito molti aspetti di questa patologia. 

 

Come riconoscere i sintomi dell’ulcera peptica

“L’ulcera peptica si manifesta prevalentemente con dolore e bruciore tra sterno e ombelico; ma, mentre con l’ulcera duodenale questi sintomi possono essere avvertiti in momenti differenti della giornata, nel caso la lesione abbia riguardato la mucosa dello stomaco, tali disturbi si verificano soprattutto dopo i pasti”, riferisce Danese.

“La durata – prosegue il professore – può andare da pochi minuti a diverse ore (anche per tutta la notte). Al male si possono accompagnare altri sintomi, quelli tipici della dispepsia (ovvero una certa difficoltà a digerire), nausea e sazietà precoce. Sono meno frequenti, invece, il vomito, la perdita di appetito, il dimagrimento, l’anemia dovuta al sanguinamento interno non trattato, e la presenza di sangue occulto nelle feci”.

 

I responsabili della patologia

“Il maggior colpevole (per il 50-70%) delle ulcere peptiche è l’infiammazione a livello gastrico provocata da un batterio, l’Helicobacter pylori, responsabile anche di gastriti e tumori gastrici, scoperto negli anni ’80 da due ricercatori australiani insigniti del premio Nobel per la Medicina nel 2005. La restante percentuale delle ulcere peptiche è invece attribuibile all’assunzione frequente di farmaci antinfiammatori non steroidei, come l’aspirina e l’ibuprofene”, spiega l’esperto.

Anche errati stili di vita, come fumare e abusare di alcolici rappresentano fattori di rischio, mentre l’assunzione di cibi troppo piccanti, speziati e grassi, anche se non causano la malattia, tuttavia ne possono acuire i sintomi.

Non ci sono prove che ansia e stress causino questo disturbo, tuttavia lo stress può peggiorare i sintomi. “Per questo è bene cercare di contenere, per quanto possibile, l’impatto delle attività più stressanti sulla propria vita dopo una diagnosi di ulcera peptica. Lo stress, inoltre, può rallentare i tempi di guarigione”, avverte Danese.

 

Le complicanze

“Le complicanze più gravi che può portare l’ulcera peptica sono l’emorragia, la perforazione dello stomaco, la stenosi”, riferisce l’esperto.

 

Come si diagnostica l’ulcera peptica

Per quanto riguarda la diagnosi della patologia, la presenza del batterio si riscontra con test sierologici o con il “breath test”, un test del respiro, o con un esame delle feci. La gastroscopia è generalmente riservata a casi particolari. L’endoscopia, con l’analisi di frammenti della mucosa di stomaco o intestino, viene considerata lo strumento migliore per rilevare l’ulcera.

 

Come si cura l’ulcera peptica

Se responsabile della malattia è l’Helicbacter pylori, la terapia è mirata all’eliminazione dello stesso. Così spiega il professor Danese: “Il batterio andrà eradicato con l’assunzione di un cocktail di antibiotici. Tra gli altri farmaci che vengono prescritti in caso di ulcera peptica ci sono gli inibitori della secrezione acida gastrica, gli inibitori della pompa protonica. I farmaci che bloccano la produzione di acidi ne riducono il rilascio nello stomaco promuovendo la guarigione dell’ulcera”.

“Oltre alla terapia farmacologica – continua l’esperto – è importante seguire una dieta sana, ricca di frutta e verdura (mele, carote, verdure a foglia verde), legumi, cereali integrali, pesce, carne bianca, yogurt con probiotici (questi possono favorire l’efficacia della terapia antibiotica e ridurne gli eventuali effetti collaterali)”. Inoltre, è consigliato smettere di fumare, evitare l’assunzione di alcol, limitare il consumo di caffè e non andare a dormire subito dopo aver mangiato.

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