Laboratori aperti, esperimenti e incontri con ricercatrici e ricercatori hanno accompagnato grandi e piccoli alla scoperta della ricerca biomedica di Humanitas, tra curiosità, entusiasmo e partecipazione.
Comprendere i meccanismi che regolano la vita, indagare le cause delle malattie, individuare nuove possibilità di cura: la ricerca biomedica è un percorso che si costruisce nel tempo, attraverso domande, scoperte e nuove sfide. Non sono soltanto i risultati a definirne il valore, ma anche il cammino che li rende possibili: l’integrazione di competenze diverse, la condivisione delle conoscenze e la capacità di guardare oltre ciò che già sappiamo.
Un percorso che venerdì 25 settembre, in occasione della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori, ha trovato al Campus di Humanitas University uno spazio per essere raccontato e condiviso. I luoghi della ricerca hanno infatti aperto le porte alla cittadinanza, svelando spazi, attività e strumenti del lavoro quotidiano di ricercatrici e ricercatori e offrendo a bambini, famiglie, adulti e giovani del territorio l’opportunità di entrare in contatto diretto con chi ha scelto di fare della Ricerca la propria professione.
La Ricerca da scoprire
A guidare i partecipanti attraverso questo viaggio è stato il Passaporto della Ricerca, un badge da completare tappa dopo tappa, attraversando le diverse aree della ricerca biomedica di Humanitas. Tra esperimenti, visite guidate ai laboratori, dimostrazioni e attività interattive, grandi e piccoli hanno potuto avvicinarsi a temi complessi attraverso esperienze concrete: dall’estrazione del DNA dalle banane alla comprensione dei sofisticati meccanismi di difesa del sistema immunitario, passando per le neuroscienze, i modelli in miniatura di organi umani, una sfida sulla rianimazione cardiopolmonare e l’esplorazione delle diverse fasi che caratterizzano la ricerca clinica. Senza dimenticare le tecnologie più avanzate: dalla risonanza magnetica alla microscopia elettronica, fino alla stampa 3D e alle sue applicazioni in medicina.
Attorno ai tavoli, bambini e adulti hanno potuto osservare, sperimentare, fare domande e mettersi alla prova. Il risultato è stata una serata partecipata e vivace, in cui lo stupore dei bambini si è intrecciato con l’interesse degli adulti, in un’atmosfera informale nella quale ricercatrici e ricercatori hanno potuto raccontare il proprio lavoro in maniera accessibile e coinvolgente.
Dove Ricerca e Cura si incontrano
Al culmine della serata il palco centrale ha ospitato «La Ricerca prende voce», il dialogo tra Simona Lodato, responsabile del laboratorio di Neurobiologia dello Sviluppo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University, e Marco Riva, neurochirurgo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University, introdotti da Gianluigi Condorelli, Direttore del Programma di Ricerca in Cardiologia, Vice-Direttore Scientifico e Responsabile del Cardio Center di IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University.

Attraverso le loro prospettive, diverse ma complementari, il pubblico ha potuto seguire il viaggio di una scoperta quando dal laboratorio comincia ad avvicinarsi al letto del paziente. Un viaggio fatto di domande, confronti che aprono nuove prospettive, tecnologie e competenze diverse che si incontrano lungo il percorso dando vita a collaborazioni che spingono la Ricerca verso nuove frontiere.
È qui che prende forma la traslazionalità: un processo sinergico in cui ricerca di base, ricerca clinica e pratica medica non rappresentano fasi isolate, ma dimensioni in costante relazione, che si alimentano reciprocamente, con l’obiettivo comune di trasformare la conoscenza in nuove possibilità per la salute.
Una scienza più vicina, per una società più consapevole
Portare la Ricerca fuori dai laboratori significa, in questo senso, fare qualcosa di più che raccontarla. Significa soprattutto creare uno spazio di incontro e confronto tra chi la ricerca la fa e le persone che ne sono, in modi diversi, parte e destinatarie. Accanto alla produzione di nuova conoscenza e alla formazione, l’università ha infatti il compito di condividere il sapere e costruire un dialogo autentico con la società. Un impegno che contribuisce a promuovere una cultura scientificamente consapevole e a fare della conoscenza un elemento di crescita e innovazione per l’intera comunità.
In questo scenario, la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori diventa un’occasione preziosa per mostrare come la Scienza non sia un mondo astratto e distante, bensì una realtà viva, concreta e capace di incidere sulla nostra vita quotidiana.
Questo incontro assume un significato ancora più profondo quando coinvolge le nuove generazioni. Perché dietro la curiosità di un bambino davanti a un microscopio, a un modello anatomico o a una tecnologia capace di svelare l’invisibile, può esserci qualcosa di più di un’esperienza divertente: è la scoperta di un nuovo modo di guardare il mondo. Avvicinare i più giovani alla Ricerca significa infatti offrire loro gli strumenti per interpretare la realtà, sviluppare un pensiero critico e scoprire nella Scienza un metodo per esplorare il presente e affrontare le sfide del futuro.

